Digitalizzare le città, i tre limiti che frenano lo sviluppo
Articolo pubblicato mercoledì 15 Dicembre 2021

Siamo tutti d’accordo nel condividere che le città sono state le maggiori artefici di un impatto negativo sull’ambiente e sulla società negli ultimi decenni: ma anche per questa concentrazione di problematiche, le città rappresentano il luogo in cui è più urgente intervenire se si punta ad aumentare la qualità della vita delle persone e del nostro pianeta, per guidare un vero progresso sostenibile. Il punto di vista di Fabrizio Liberatore, Local Public Sector Sales Director di Dell Technologies.

Se guardiamo ai principali trend tecnologici, grazie a tecnologie quali l’intelligenza artificiale ed il 5G, entro 2 anni il 75% dei dati sarà generato al di fuori dei data center, nell’edge, da quei sensori, dispositivi ed antenne presenti nelle città: nelle scuole, negli ospedali, negli stadi, nelle stazioni, nei porti o aeroporti, nei veicoli privati o pubblici, nelle case o negli uffici, spinti da una nuova frontiera di tendenze che sta accelerando la trasformazione digitale di tutti i settori dell’economia e dei servizi pubblici.

I tre limiti allo sviluppo della città intelligente

È il momento migliore, quindi, per attuare una politica convinta sulle città intelligenti, che è attualmente disseminata nella varie missioni del PNRR – che abbiamo imparato a conoscere molto bene – ma senza una specifica evidenza di un piano di insieme. La realtà è che, per molte ragioni espresse anche nel corso dell’evento, è molto complicato attuare un’agenda urbana sistemica basata sul digitale, per almeno 3 ordini di motivi:

  1. Carenza di competenze (non solo digitali, che come sappiamo sono concentrate su Amministrazioni Centrali e Regionali in Italia), ma anche urbanistiche (spesso la delega per le città digitali è data ad Urbanisti che pensano a nuovi spazi sostenibili, mentre oggi abbiamo bisogno soprattutto di riqualificare, smontare e ricostruire in un’ottica multidisciplinare
  2. Il paradosso dei dati. Per costruire una città digitale serve connettere anche elementi che non avremmo pensato di ibridare: occorre costruire una nuvola di punti digitali che richiede una gestione e analisi differente e complessa. Abbiamo più strumenti, tecnologia e dati di quanto i gestori pubblici sappiano trattare. Da una nostra indagine solo il 40% dei dati a disposizione è usato oggi in Italia per prendere decisioni strategiche e quindi solo il 45% degli intervistati raggiunge gli obiettivi digitali previsti: e nel pubblico la percentuale è ancora più ridotta. Esistono poche data platform e molte sperimentazioni verticali.
  3. La durata di un piano sistemico di città intelligenti richiede un percorso pluriennale, aldilà delle tornate elettorali, con un approccio incrementale che consente di conseguire obiettivi sia a breve che a lungo termine.

In conclusione, nella sua analisi Dell Technologies lancia un messaggio positivo. Le barriere descritte sopra dipendono principalmente da 2 criticità: competenze e capacità di fare sistema nel medio-lungo termine. Se si uniscono le professionalità presenti oggi e sulle quali stiamo ulteriormente investendo nel privato, nelle Università e nella Ricerca, insieme si può costruire quell’intelligenza connettiva per progettare una formula nazionale che consente alle città di costruire la propria data platform ed integrarla con i servizi verticali sviluppati sulle esigenze presenti nei vari territori.

Come sottolinea il Ministero per la Transizione Digitale, Il PNRR è una bussola in grado di orientare investimenti e attività dei prossimi anni. Le aziende ICT e le Amministrazioni devono usarle realizzando standard innovativi e di semplice attuazione.

La città intelligente secondo Dell Technologies – due progetti

Un progetto a livello italiano è quello sviluppato da Dell Technologies in collaborazione con il CONI, ora Sport e Salute, per consentire allo Stadio Olimpico di poter ospitare l’inaugurazione dei Campionati Europei in sicurezza e con un’esperienza digitale immersiva, che ha consentito di fruire l’evento a chi era fisicamente allo stadio ed a chi era a casa. Un investimento strumentale per costruire l’hub digitale dello sport del futuro e non legato all’emergenza.

A livello internazionale, invece, troviamo il progetto attuato nella città di Las Vegas, Nevada. Questa soluzione, sviluppata da NTT DATA Services e basata su sistemi di Dell Technologies e VMware©, sta contribuendo a rendere Las Vegas una città più sicura e vivibile. Come? Con un una serie di dispositivi Internet of Things, videocamere ad alta definizione e sensori sonori per monitorare un’area pubblica all’interno dell’Innovation District della città, integrata con i dati “storici” su criminalità, meteo e social media. Così si aumenta la sicurezza: si interviene tempestivamente in caso di incidente, si accelera l’analisi dei problemi e si amplia lo sguardo di primi soccorritori e i amministratori pubblici.

Fabrizio Liberatore

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