Cosa farà 3-I, la software house della pubblica amministrazione
Articolo pubblicato lunedì 19 Dicembre 2022

C’era tempo fino al 31 dicembre per la costituzione definitiva di 3-I, la software house che deve il suo acronimo ai tre enti pubblici – Inps, Inail, Istat – che ne sono azionisti. Questa new company è stata costituita pochi giorni fa dal governo Meloni dopo che, negli scorsi mesi, si era vociferato di un possibile cambio di rotta. 3-I rappresenta una delle eredità del precedente governo, con il ministro della Transizione Digitale, Vittorio Colao, che si era speso affinché questo obiettivo del PNRR venisse raggiunto. Nel 2023 questo sarà uno dei temi che senz’altro toccheremo nel ricco programma di City Vision in giro per l’Italia (intanto su Repubblica trovate un articolo che riepiloga tutte le tappe del 2022).

«La creazione della società 3-I – ha commentato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo – rappresenta un tassello di questo processo, che tiene insieme in modo virtuoso le diverse istituzioni coinvolte. Il mio auspicio è che migliori la gestione dei servizi informatici, contribuendo alla transizione digitale della Pa, intesa come volano di efficienza, nell’ottica di una migliore allocazione delle risorse e di procedimenti sostenibili e più efficaci per cittadini e imprese». Ma cosa farà 3-I? Il fatto che una software house abbia messo insieme tre degli enti più importanti del paese significa che per quanto riguarda piattaforme informatiche, cybersecurity e molto altro che ha a che fare col digitale esisterà una cabina di regia unica.

Ottimizzazione degli investimenti e livelli di sicurezza resi omogenei sono alcuni degli obiettivi di 3-I. La nuova società è stata così suddivisa nell’azionariato: Inps (49%), Inail (30%) e Istat (21%). Il progetto è il risultato della collaborazione tra il Ministero del Lavoro, il Dipartimento per la trasformazione digitale e quello della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e di Inps, Inail e Istat. Nel corso di quest’anno, City Vision ha approfondito più volte il nodo dei dati e della cybersecurity. Per crescere non basta la tecnologia migliore: occorre investire sui talenti, sulle competenze e su una formazione diffusa a tutti i livelli della pubblica amministrazione.

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