Negli anni passati il 5G è stata una delle sfide più importanti della digitalizzazione nazionale. Un’infrastruttura di rete che consentisse alle persone, alle aziende e alla PA di avere un accesso più rapido al web e a offrire servizi efficienti. A che punto siamo nel 2026?
Come si legge sul sito del Dipartimento per la trasformazione digitale l’impegno da parte del pubblico c’è stato attraverso il Piano Italia 5G, «una delle iniziative previste nella Strategia italiana per la Banda Ultra Larga – Verso la Gigabit Society (PDF) in attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con il fine di soddisfare pienamente il fabbisogno di connettività mobile e di fornire servizi mobili innovativi e ad elevate prestazioni». Un approfondimento recente pubblicato su Italia Oggi vede il bicchiere mezzo vuoto però in Italia: anche se sui nostri smartphone leggiamo “5G” la nostra rete poggia su un 4G più veloce. E intanto in Cina tra pochi anni dovrebbe debuttare il 6G.
Il tema è fondamentale per il dibattito sul presente e futuro della PA. Ne parleremo a Roma, il 22 aprile, in occasione della tappa del roadshow 2026 di City Vision. Come al solito sarà un’occasione preziosa per rappresentanti della Pubblica amministrazione, aziende ed esperti per discutere dello stato dell’arte, dei cantieri aperti e delle lacune da colmare.
Marco Giordani, ricercatore dell’università di Padova e scientific advisor del tavolo di lavoro del 22 aprile a Roma, ci ha aiutato a fare il punto sulla situazione: «Le reti 5G rappresentano oggi una tecnologia profondamente abilitante per le nostre città, grazie a velocità di connessione elevate, bassa latenza e maggiore affidabilità. Questo si traduce in città più intelligenti, servizi pubblici più efficienti, mobilità connessa, e automazione industriale avanzata».
Il gap italiano sul 5G
Sulla digitalizzazione, come riporta uno studio citato nei mesi scorsi su Domani, «la performance italiana vede la perdita di tre posizioni scendendo al quattordicesimo posto. Se da un lato il Paese ha un’elevata copertura delle reti mobili – nello specifico una copertura 5G – dall’altro, i passi in avanti compiuti nella copertura delle reti in fibra ad alta capacità non sono ancora sufficienti a colmare il gap europeo». Sui territori le cose si muovono comunque come dimostrano le Buone pratiche di City Vision che, settore per settore, riconoscono e premiano progetti concreti che trasformano la città.
Una Buona pratica di City Vision sul 5G
Proprio a Roma c’è il progetto SmartEye IVA 5G, che si è concentrato nella capitale in particolar modo sulla sicurezza stradale. Grazie a telecamere intelligenti e a una infrastruttura di rete che consente un rapido scambio di dati sono stati monitorati punti sensibili della città per evidenziare comportamenti scorretti o pericolosi alla guida. Sono stati analizzati oltre 46mila eventi. Nella Capitale è rilevante poi il progetto “Roma 5G” realizzato grazie all’impegno di Smart City Roma, società del Gruppo INWIT con cui è peraltro organizzata la tappa di Roma di City Vision. Si tratta di un progetto per favorire la connettività per milioni di residenti e turisti. L’iniziativa punta a uno sviluppo corale, che coinvolge tanto la Pubblica Amministrazione quanto il vasto patrimonio artistico e culturale della città.
5G: quali sono le criticità?
Tanto è stato fatto, dunque. «Allo stesso tempo, però – ha precisato Giordani – esistono ancora diverse criticità da affrontare, a partire dalla necessità di una pianificazione più equilibrata tra grandi centri e territori periferici. Infatti, nelle aree rurali o remote l’implementazione del 5G è spesso limitata, anche perché i costi di investimento non sempre sono sostenibili per gli operatori a fronte di una bassa densità abitativa».
Il 5G a livello urbano significa anche migliorare la quotidianità dei cittadini. Sempre a Roma, dove presto farà tappa City Vision, nove fermate della metropolitana A sono state attrezzate per una copertura 5G. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale le infrastrutture di rete così come i data center saranno ancora più importanti per la qualità del servizio e il supporto nelle decisioni da parte della PA. In questi anni di spese importanti che hanno interessato i Comuni grazie al PNRR gli investimenti sono stati fatti anche in quelle zone dove nessuna azienda, per convenienza di mercato, ha scelto di operare. Segno che la tecnologia rappresenta un elemento essenziale per non isolare ancora più parti del Paese a rischio spopolamento.
«C’è poi il tema della resilienza – conclude Giordani -. Anche nei contesti urbani le infrastrutture di rete devono essere progettate per garantire continuità del servizio in caso di emergenze, calamità naturali, attacchi alla cybersicurezza, o criticità legate alla sicurezza pubblica. Non va infine sottovalutata la dimensione sociale: è fondamentale una comunicazione chiara, trasparente e basata su evidenze scientifiche per superare diffidenze e disinformazione, anche in vista dei futuri sviluppi delle reti di nuova generazione post-5G».
